I Daemonia al Jailbreak
Roma 7 Dicembre 2007

La
pioggia che cade fin dal primo pomeriggio, rendendo il traffico romano piuttosto
difficoltoso, non frena i fans delle musiche argentiane dei Daemonia, che
da più di un’ora prima dell’inizio del concerto cominciano ad affluire al Jailbreak
sulla Tiburtina. Sfilano alcuni volti noti, tra i quali la sempre
raggiante Coralina e Robert Madison, l’Agente Lissoni de
Ma ecco che il sipario nero
finalmente si apre sui Daemonia, guidati dal leggendario Maestro Claudio
Simonetti alle tastiere, coadiuvato dai fedelissimi Federico Amorosi
al basso, Bruno Previtali alla chitarra e Titta Tani alla
batteria. Tutto d’un fiato vengono poi eseguiti i brani “Demoni”,
“Halloween” e “Tubular Bells”, in un crescendo di sonorità
che andranno a fare da preludio agli attesissimi brani della nutrita filmografia
argentiana. Saranno infatti “Inferno” e “Mater Tenebrarum”
a mandarci tutti quanti in visibilio, soprattutto la seconda, caratterizzata
nell’ultima parte da un ritmo assolutamente sfrenato. A “stemperare”
(inutilmente!) gli animi, una brevissima pausa con una variante sui generis,
caratterizzata
dall’esecuzione della celebre “Toccata e Fuga” di Bach.
Si riprende quindi il filone argentiano con la sempre struggente “Opera”, seguita da “Il Cartaio”. Quest’ultima mi ha particolarmente impressionato. In questa versione la trovo, a mio parere, ancora più incisiva e coinvolgente rispetto all’originale. Da rivalutare assolutamente. E’ la volta quindi di “Tenebre”, introdotta dai passi del romanzo di Peter Neal, letti (come nel film) da Dario Argento. Considerazione del tutto personale: penso che questo sia il brano “meno riuscito”, che , discostandosi un po’ troppo dalla versione cinematografica, perde quel magnetismo claustrofobico di cui era permeata.
“L’Alba dei Morti Viventi” precede una strepitosa esecuzione di “Zombi”, rivisitata e forse addirittura migliorata rispetto al passato. Da ascoltare e riascoltare.
Si entra così nel clou
dell’evento, con la voce “fuori
campo” di Dani Filth (dei Cradle of
Filth) nel brano “Mater
Lacrimarum”, che accompagna i titoli di
coda dell’ultima fatica del maestro del brivido.
Un
assolo di Simonetti consente altri tre interpreti “daemoniaci” di
rifiatare; sono quindi le straordinarie, irripetibili note di Suspiria a
diffondersi nell’aria del Jailbreak come gocce di pioggia magica,
stregata. Un capolavoro assoluto che si mantiene tale anche nella sua versione
rock. (Il mio pezzo preferito!)
Seguono
il cult “Phenomena” e l’ultimo brano dei Goblin, “Nonhosonno”,
un pezzo da molti sottovalutato ma assolutamente da riscoprire ed apprezzare.
L’esecuzione di “Roller” fa da preludio al gran finale dedicato al
più celebrato film di Dario Argento, nonché alla straordinaria colonna
sonora dei Goblin del 1975. E’ Claudio Simonetti ad aprire le
danze, facendo cantare a tutti noi le raggelanti note della nenia infantile di Profondo
Rosso, inciso compreso, fino all’irrompere delle ridondanti, magnetiche
note di “Mad Puppet”.
Un
assolo magistrale di Titta Tani alla batteria prepara l’esplosione
finale, raccogliendo meritatissimi applausi. Lo stesso vale, ovviamente, anche
per Federico Amorosi e Bruno Previtali.
Ed
ecco le prime, inconfondibili note del brano che tutti aspettavamo: “Profondo
Rosso”. E’ il delirio, il giusto coronamento di un’indimenticabile
serata
sotto
le magiche “stelle d’Argento”. Fuori piove, non c’è luna, ma
esse brillano ugualmente, danzando come noi sulle “daemoniache” note di
questi quattro grandissimi artisti.
Termina
il concerto, ma la musica ci accompagnerà fino a casa, continuando a
riecheggiarci nella mente e a battere nel nostro cuore.
Una serata memorabile. Grazie, ragazzi!
Daniele Pinardi
con la collaborazione di Francesco Lussu
Scaletta del concerto:
The Third Mother ( Main Theme) - Demoni - Halloween - Tubullar Bells - Inferno - Mater Tenebrarum - Toccata e Fuga - Opera - Il Cartaio - Tenebre - L'Alba dei morti viventi - Zombi - Mater Lacrimarum - Claudio Solo - Suspiria - Phenomena - Nonhosonno - Roller - Mad Puppet - Titta Solo - Profondo Rosso.
