Rassegne
ITALIAN HORROR FESTIVAL
In occasione del suo trentesimo compleanno torna il Fantafestival, con un edizione più ricca, dal 25 maggio al 6 giugno presso le sale del Cinema Embassy, del Nuovo Cinema Aquila e del Cinema Trevi
Marco Werba sarà ospite della trentesima edizione del “FANTAFESTIVAL”, organizzata da Adriano Pintaldi ed eseguirà dal vivo le musiche del film Giallo di Dario Argento, suonando al pianoforte i temi musicali in sincrono con le immagini. Al termine della serata sarà premiato per le musiche del film Giallo presso il cinema Embassy di Roma, il 25 Maggio alle ore 20.30
IL 1° FANTASY HORROR AWARD - Fantasy (canale Sky 132) presenta il 1° FANTASY HORROR AWARD, 19-20-21 Marzo 2010, Orvieto.
Fantasy è lieto di annunciare la nascita dell’evento imperdibile del 2010 per tutti gli amanti dei generi fantastici: il Fantasy Horror Award! La kermesse si terrà a Orvieto, nella prestigiosa cornice del Teatro Mancinelli e in altre sedi della meravigliosa cittadina umbra.
Dario Gulli è da anni uno dei protagonisti italiani più eclettici e attivi nel mondo dell’horror e del fantastico, e non solo.
Carlo Lucarelli
Scrittore noir (tra i suoi libri bestseller come Almost Blue) è sceneggiatore
cinematografico, radiofonico, giornalista e saggista sul mondo del crimine.
Autore e conduttore televisivo, in Blu notte – Misteri italiani, dal 1998
indaga i più inquietanti delitti irrisolti. Ha creato il serial L’ispettore
Coliandro, e collabora al fumetto horror Cornelio.
Doung
Bradley
Volto
e voce del terrificante Pinhead. Il capo dei cenobiti appare la prima volta nel
film Hellraiser (1987), diventando una delle icone più rappresentative del
cinema horror contemporaneo – tanto da ritornare, sempre più cattivo, in
sette altri lungometraggi.
Ha lavorato inoltre in diverse serie TV e vari film horror. Il suo prossimo film
sarà Exorcismus.
Lamberto Bava
Esordisce alla regia nel 1980 con Macabro. Dirige molti film, alcuni destinati a
divenire classici dell’horror, come i due capitoli di Demoni e Le foto di
Gioia, che contribuiscono all’affermazione internazionale dell’horror
“italian style”. Dal 1987 in poi si dedica anche alla regia di diversi
film per la TV, tra cui la celebre saga fantasy Fantaghirò.
Milan Todorovic
Ha lavorato come assistente alla programmazione cinematografica per Politika
Television, e in veste di critico cinematografico; nonché per lo Screen
Actors’ Film Festival di Nis. Dal 2005 è a capo di Talking Wolf Productions.
Zone of the Dead, grande sorpresa del 2009 dell’horror serbo, diretto con
Milan Todorovic, è il suo primo lungometraggio.

Nicolas Winding Refn
Ha solo 24 anni quando riceve la proposta di trarre un lungometraggio da un suo
short: nasce così l’acclamato Pusher. Seguono Bleeder, selezionato per il
festival di Venezia, e Fear X, con John Turturro. Quindi rende Pusher una
trilogia. Dopo altri lavori e riconoscimenti, dirige il poderoso fantasy che
presenterà al festival: Valhalla
Brian Yuzna
Regista, produttore e sceneggiatore famoso per horror cult come Society, The
Dentist, la saga di Re-Animator, ma anche per sceneggiature brillanti come
quella dell’indimenticabile film Disney Tesoro, mi si sono ristretti i
ragazzi. Ha fondato la casa di produzione Fantastic Factory, una label della
Filmax. Attesissimo il suo ultimo lavoro: Amphibious 3D.
Dario Argento
Uno dei più importanti maestri del thriller-horror, e probabilmente il più
famoso regista italiano vivente al mondo. Tra i suoi film più celebri,
realizzati dal 1969 a oggi, ricordiamo Profondo rosso, Suspiria, Phenomena,
Opera, Quattro mosche di velluto grigio e molti altri capolavori che gli sono
valsi l’appellativo di “Maestro del brivido”.
Jaume Balaguerò
La voce più importante della vivace nuova scena horror spagnola. Il suo primo
lungometraggio è il disturbante Nameless. Dirige due perle come Darkness e
Fragile: i due film lo consacrano come nuovo maestro dell’horror. Nel 2007
gira insieme a Paco Plaza il claustrofobico e sperimentale [Rec]. Nel 2009 esce
il seguito, che non delude le aspettative.
Robert Englund
Dopo piccoli ruoli in molti film negli anni Settanta, sale alla ribalta grazie a
un ruolo in V – Visitors. Ma il grande successo arriva nel 1984 con il film di
Wes Craven A Nightmare on Elm Street, in cui dà volto per la prima volta a
Freddy Krueger – il serial killer degli incubi –, uno dei cattivi più
riusciti e amati della storia del cinema horror.
Federico Zampaglione
Musicista e frontman dei Tiromancino, debutta nel 2006 dietro la macchina da
presa con la black comedy Nero bifamiliare. Nel 2009 arriva invece Shadow, suo
primo sorprendente film horror, presentato anche al FrightFest di Londra e
accolto con vero entusiasmo, tanto che il critico Alan Jones ha dichiarato:
“La rinascita dell’horror italiano inizia da qui”.
Fantasy
(Canale 132 di Sky) finalmente può annunciare gli attesi dettagli che
riguardano il Primo Fantasy Horror Award che si terrà a Orvieto dal 19 al
21 marzo 2010. Dario Gulli, il direttore artistico dell’evento, ha
ufficializzato i primi nomi per incuriosire stampa e appassionati del settore.
«Alla serata finale, che sarà trasmessa in molte nazioni europee,
parteciperanno artisti come Brian Yuzna (Society, Reanimator), Jaume Balaguerò
(Rec, Darkness), Dario Argento (Profondo Rosso, Suspiria), Robert Englund (A
Nightmare On Elm Street) e Federico Zampaglione, già frontman dei Tiromancino,
al suo entusiasmante esordio come regista horror con Shadow. A giorni
annunceremo gli altri ospiti che sono delle vere e proprie icone del
settore cinematografico e televisivo, al pari di Dario Argento, Yuzna e Balaguerò».
L’evento finale si terrà il 21 marzo a Orvieto; le tre nomination per ognuno
dei 16 premi che verranno assegnati saranno ufficializzate il 25 febbraio 2010.
Gli eventi collaterali all’award saranno 15 e cominceranno dal 19 marzo. Ogni
evento sarà gratuito.
«Durante i tre giorni dello spettacolo (dal 19 al
21 marzo), nelle altre parti della città si terranno incontri aperti a tutti (e
per questi non sarà necessario prenotarsi), dove sarà possibile assistere a
concerti, proiezioni di anteprime, film in concorso, tavole rotonde con
scrittori e registi, party, e molto altro. Dalle 10 di mattina sino alle 24 ci
saranno eventi che permetteranno una full immersion per chi ama il genere.
Saranno tre giorni molto intensi e, in alcuni casi, i fan potranno gustarsi
regali offerti da Star Comics e altre case editrici. Ovviamente tutto sarà
finalizzato per l’award finale, nel quale consegneremo 16 statuette a 16
prestigiosi artisti di tutto il mondo. Ma il resto non è da meno, e poi è un
modo per stare con gli ospiti dell’award e conoscerli più da vicino».
Partecipare all’award finale sarà possibile compilando l'apposito form di
prenotazione, mentre per gli altri eventi l’ingresso sarà libero senza
bisogno di prenotazione.
«La manifestazione vuole creare un colloquio fra gli operatori del settore,
promuovere quei film passati in sordina in Italia (ma meritevoli) e portare nel
nostro Paese l’entusiasmo e le sinergie di chi opera nel settore editoriale,
cinematografico e televisivo in ambito internazionale. L’idea è di creare un
luogo di festa per chi ama il fantasy e l’horror e di farlo attraverso la
tutela di una TV che opera in molte parti del mondo. Questo è il primo passo di
qualcosa che ci auguriamo crescerà negli anni grazie alla partecipazione
di tutti».
Il festival ha già iniziato le sue attività con il concorso “Fantastique”,
un evento speciale letterario aperto a chiunque scriva racconti di genere
fantasy e horror; e con il premio “Fantastic Land”, dedicato ai fumettisti.
Un festival realizzato da Fantasy e dal Comune di Orvieto in collaborazione con
Fun Factory Entertainment e con l’associazione Art Maco Ballet.
![]()
FANTASY HORROR AWARD c/o Moving - Events&Communication - Via degli Eucalipti, 47/a - 05019 Orvieto (Tr) - Tel. 0763 305523 -
e-mail: info@fantasyhorroraward.com
- www.fantasyhororaward.com
3-10 ottobre
La
retrospettiva della 44ª Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro,
organizzata in collaborazione con
venerdì 3
«Sam, scrittore americano venuto a Roma
in cerca d’ispirazione, vi trova invece una spaventosa avventura. Poche sere
prima della data fissata per il ritorno in patria con la sua ragazza, Movita,
gli accade di essere testimone di un tentato assassinio. Chiuso tra le porte di
vetro di una galleria d’arte, egli vede una bella donna colluttare con un
individuo tutto vestito di nero, che poi fugge, lasciando la donna accoltellata
al suolo. Qualcosa, in tale visione, non quadra. Ma che cosa?» (Biraghi). «Tutto
lo sforzo del protagonista sarà quello di ricostruire, retrospettivamente, una
scena cui ha assistito un’unica volta: la memoria, purtroppo, non è una
moviola, e Argento ne mima l’impotenza continuando a mostrarci porzioni della
sequenza senza mai svelarcene l’elemento decisivo, il tratto distintivo dove
risiede la chiave dell’enigma» (Pugliese).
Versione ristampata dalla Cineteca
Nazionale per gentile concessione di Titanus Film
ore 19.00
«Un enigmista cieco, impersonato
da Karl Malden, passeggiando in strada, con la nipotina di dieci anni ode i
frammenti di una conversazione dalla quale arguisce trattarsi di un ricatto.
Poco dopo un guardiano di un importante Istituto di Genetica, viene tramortito
da uno sconosciuto che penetra nell’istituto senza rubare niente. Il giorno
seguente, uno scienziato dell’istituto stesso viene spinto sotto un treno
dalla pensilina della stazione da una mano ignota che però un fotografo di un
giornale riesce a riprendere. […] Il
gatto a nove code è un film geometrico e
lucido che ha dalla sua una notevole spettacolarità d’impianto e una forte,
sia pur rozza, carica di suspense. L’ombra del dubbio cade di volta in volta
sui principali personaggi del film, per arrivare infine a una soluzione
ingegnosa alla quale nessuno ha certamente pensato. Così come è ingegnoso il
movente in un certo senso scientifico dei cinque delitti» (Onorato Orsini).
Volevo fare un film un po’ diverso da L’uccello dalle piume di cristallo, non volevo ripetermi. Credo di aver fatto un film un po’
all’americana, con attori protagonisti americani, ispirato a quei film di
detection tipicamente americani. Forse proprio per questo motivo non ne rimasi
molto soddisfatto, forse oggi ritornerei sul mio giudizio, ma penso che certi
dialoghi e certi personaggi abbiano tradito un po’ il mio stile» (Argento).
Versione ristampata dalla Cineteca
Nazionale per gentile concessione di Titanus Film
ore 21.00
a
seguire Le cinque giornate
(1973) -
Il film più anomalo nella filmografia
argentiano. Un’incursione nella Storia, nella quale il regista non rinuncia a
inscenare l’orrore e la crudeltà, in questo caso della guerra. Argento fu
voluto dagli attori, a cominciare dal protagonista Adriano Celentano. Da
riscoprire. «Le cinque giornate
è un film crudele, assai poco allineato con i tempi: alla decostruzione della
favolistica rivoluzionaria Argento non contribuisce con procedimenti contro
storici alla Vancini o atteggiamenti stoici alla Leone ma, ancora una volta,
indugiando nel massacro, nella carneficina, nella spendibilità dei corpi umani.
Le numerose truculenze allineate nel film giocano così una funzione per la
prima volta quasi romeriana: la morte non è più tassello di un edificio
estetico coerente, di un progetto logico-matematico (sia pur svolto nel cono
d’ombra della follia individuale), ma gratuito, empio smembramento di carni,
ammassamento di atrocità quasi risibili, sguardo osceno sul nulla e
sull’idiozia» (Pugliese).
Ingresso gratuito
sabato 4 -
«Una laurea honoris
causa in tecnologia degli spaventi. Dario
Argento non merita niente di meno per un film che probabilmente farà epoca nel
cinema della pelle d’oca. Anche il pubblico più refrattario ai brividi del
giallo suderà freddo, stavolta; e sarà difficile d’ora in poi non
comprendere Dario Argento in quel pugno di registi che grazie all’eccellenza
del mestiere tengono a galla il cinema italiano. I teorici dell’impegno
politico e sociale non saranno d’accordo, ma poco male: Suspiria
ritrova le radici fantastiche del cinema, facendo leva sul colore e sul sonoro,
con una furbizia spettacolare cui si deve tanto di cappello. Naturalmente
accadono cose da pazzi nella casa che si suppone essere stata di Erasmo,
l’autore dell’elogio della pazzia. Siamo in Germania, a Friburgo, dove la
giovane Susy, un’americana, è venuta a studiare in una famosa accademia di
danza» (Grazzini). «Suspiria è nato dal mio desiderio di sganciarmi dalla realtà e di librarmi in
un mondo assolutamente fantastico. Volevo girare una favola e nello stesso tempo
volevo parlare di stregoneria, perché in quel periodo il mio interesse era
stato risucchiato dall’esoterismo. La fiaba di Biancaneve e i sette nani fu il
punto di partenza per la storia» (Argento).
ore 19.00
L’inferno argentiano: “tre madri”
nascoste nei sotterranei di tre palazzi a Roma, New York, Friburgo, costruiti
per loro da un architetto-alchimista, autore di un libro maledetto. «È una
storia che si ispira all’alchimia moderna, alchimia di oggi, alchimia dei
nostri giorni. Il mio film vuole esplorare e trovare le chiavi dei grandi
segreti della vita e della morte. È una storia che si ispira all’alchimia
moderna, alchimia di oggi, alchimia dei nostri giorni. Il mio film vuole
esplorare e trovare le chiavi dei grandi segreti della vita e della morte»
(Argento).
ore 21.00
Uno scrittore americano di polizieschi,
venuto a Roma per presentare il suo ultimo libro, si trova invischiato in un
giallo. «La trovata di Argento, che si è scritto il soggetto e la
sceneggiatura da solo, è questa: a metà del film viene ucciso anche
l’assassino! Ma chi ha ucciso allora l’assassino? E perché i delitti
continuano a ripetersi? Questo risvolto esce un po’ dalla norma del giallo,
così come il convulso finale» (Cosulich). «Ho lavorato con il nostro grande
direttore della fotografia Luciano Tovoli: abbiamo voluto una luce metallica,
solare in una Roma moderna d’acciaio e cemento, per nulla barocca o decadente.
La nostra è una Roma cattiva, con una luce fredda e totale contrapposta alle
tenebre dell’anima, della mente. La città diventa un puzzle di immagini»
(Argento).
domenica 5
«C’è una sperduta regione della
Svizzera infestata da un pazzo che da anni va assassinando fanciulle
trafugandone il corpo. C’è un collegio femminile dove arriva fresca fresca la
protagonista, con il suo sonnambulismo e la sua misteriosa capacità di
comunicare con gli insetti. C’è un entomologo paralitico (Donald Pleasence)
con scimmietta-infermiera (determinante, come gli insetti, nella soluzione della
vicenda). E soprattutto ci sono una serie di orrori insostenibili» (Ferzetti).
«A sensazione, a pelle, in Phenomena
ci trovo tante cose mie. Tanto mio cinema. Ma anche tante storie private. Tanti
personaggi che ho conosciuto, che ho amato, che mi hanno amato, cui ho fatto del
bene, che mi hanno fatto del male, che ho aiutato, che mi hanno tradito, che non
conosco, che non conoscerò mai. Per me, samurai, è stato come un viaggio
mistico quindi, quasi religioso, tra bellezze ed orrori, tra sensazioni tenere e
terribili» (Argento).
ore 19.00
«Si comincia con il Macbeth
di Verdi e con la curiosa diceria, diffusa degli ambienti lirici, che porti
sfortuna. Durante le prove, infatti, il soprano ha un incidente d’auto, così,
quasi alla vigilia di andare in scena, lo sostituisce una giovanissima collega,
Betty, ancora agli esordi. Questa Betty, però ha un amichetto e la sera stessa
della prima, che per lei è stata un vero trionfo, un individuo mascherato lo
uccide selvaggiamente di fronte a lei, dopo averla legata e dopo averla
obbligata, con dei punteruoli sotto gli occhi, a vedere fino in fondo
l’orribile scena. Siamo agli inizi» (Rondi). «I corvi scritturati per il mio
film Opera [...] sono stati
bravissimi. Non soltanto si sono dimostrati “gli attori” migliori del cast,
ma a un certo punto hanno anche organizzato un ammutinamento contro il regista e
il sottoscritto si è ritrovato ferito alla bocca e «beccato» in più parti
del corpo. Però avevano ragione loro: avevo chiesto troppo alle loro forze sia
pure nel rispetto degli animali, da me sempre dimostrato sui miei set con vermi,
mosche, topi, lumache, ragni africani & C. Così i corvi si sono ribellati:
certo qualche corvo imperiale, nell’alto dei cieli, doveva aver raccontato
loro la trama e le vendette degli Uccelli di
Hitchcock!» (Argento).
Copia con sottotitoli in inglese
gentilmente concessa da Opera Film
ore 21.00
«Se l’estrema ambizione di Dario
Argento è di restituire ai reduci dai suoi spettacoli il gaudio di sobbalzare a
ogni scricchiolio, di guardare sotto il letto e raddoppiare la dose di
tranquillante, il “terrorista” del cinema italiano può dirsi contento. Era
infatti un bel po’ che un film non prendeva altrettanto allo stomaco e
popolava i nostri sonni di incubi così barbari. Perché Profondo
rosso è malfermo e tutto epidermico, ma
al traguardo della paura va molto vicino: la ragione scalpita, e indispettisce
sentirsi coinvolti in un cervellotico congegno, e tuttavia il cuore batte più
svelto. Mamma mia, che impressione. Il fattaccio comincia a una seduta di
parapsicologia, dove una signora “sente” i pensieri cattivi di un criminale.
La poverina ha tanta ragione che dopo poco sente anche spaccarsi la testa da
un’accetta. Chi sarà mai l’assassino? Mentre la polizia si gingilla,
Marcus, un pianista inglese di jazz che lo ha intravisto, ma non è in grado di
riconoscerlo, si intestardisce a scoprirlo, insieme con una giornalista in cerca
del solito colpo, tal Gianna. È ovviamente un cacciarsi nei guai» (Grazzini).
lunedì 6
martedì 7
«L’ossessione d’un fotografo di
cronaca nera (ancora di Pittsburgh), tale Rod che di cognome, vedi caso, si
chiama Usher, perseguitato dallo sguardo d’una gatta in cui legge una
demoniaca aggressività. […] Fedele alla propria vocazione, Dario Argento
manovra la follia e il delirio con una forte fantasia visiva […], e amministra
gli effetti in modo giudizioso. N’esce un racconto, interpretato efficacemente
da Harvey Keitel e Madeleine Potter, dove l’alcool alimenta il sadismo in un
universo di perverse fascinazioni, avvicinato abilmente alla realtà da potenti
temporali» (Grazzini). «Sono andato a Baltimora […] e nel piccolo, segreto
giardino di una chiesa gotica ho trovato non una, ma due tombe del mio
sventurato, nevrotico e miserabile amico [Edgar Allan Poe] senza un penny, che
resta a mio parere il più grande romantico della sofferenza umana e della
paura. Così ho deciso di girare un piccolo film nel film per i titoli di testa
e ho fermato l’occhio della mia un po’ perversa cinepresa sulla prima tomba
di Poe, che è completamente coperta da pennies di “copper” (rame) perché i
suoi estimatori continuano a fare per lui una povera colletta» (Argento).
ore 19.00
Una ragazza anoressica, figlia di romeni
immigrati in America, scappa dalla clinica psichiatrica a Minneapolis, mentre la
città è sconvolta da una serie di delitti a catena. «In origine il film
(soggetto Argento più T. E. D. Klein) s’intitolava L’enigma
di Aura, più adatto allo spunto poco
sviluppato, purtroppo, della piccola anoressica. Ma alla fine, quando scorrono i
titoli di coda, corre un brivido sullo schermo alla carrellata su scheletriche
teen-ager danzanti per le strade di Minneapolis (“ne muoiono a migliaia”)
popolazione di zombie, che rifiutano un’identità sessuale deformata e la
mistica della maternità, all’origine, vedrete di ogni efferate delitto». «Mentre
giravo in America Due occhi diabolici,
tre anni fa, scrissi un breve racconto intitolato L’enigma di Aura.
Poi, mano a mano è nata la sceneggiatura. Ma non parla solo di amore: ci sono
dentro la famiglia come luogo di disagio e malattia, il tema
dell’emarginazione, le capacità medianiche, i disturbi psichici…»
(Argento).
ore 21.00
«È bellissima l’intuizione del
soggetto, firmato da Dario Argento e Franco Ferrini: una specie di fermentazione
diabolica dell’interessante e poco frequentato saggio di Graziella Magherini
[...] che esplora in tutte le sue connessioni il quadro clinico della cosiddetta
“sindrome di Stendhal”. […] Lo stordimento provocato dall’arte –
soprattutto in relazione agli episodi di sofferenza mentale riscontrati nei
turisti moderni, così in balia di emozioni precarie ed irregolari – è un
geniale pretesto per l’atteso ritorno di Argento, cineasta prestidigitatore di
inconsci [...] a lungo snobbato dalla mezzacultura cineclubistica» (Caprara).
«I colori della paura. Il rosso e nero. E l’Argento. Ossia: Stendhal (e non
solo come “sindrome”) e l’arte, l’arte come vertigine estetica
(estatica), la vertigine come provocazione cinematografica, il cinema come
manifestazione del turbamento sensuale (e spirituale), l’eros come
devianza. La sindrome di Stendhal
– un ritorno alla classicità dopo la fase gore
– è un’opera auto-riflessiva, minimalista e, in un certo senso, teorica.
L’assassino è subito svelato, la suspense azzerata ai minimi termini, la
densità d’orrore lungi dall’accumularsi spasmodicamente. [...] Mai come ne La
sindrome, Argento riflette sui meccanismi
del cinema come arte della rappresentazione» (Fabio Bo).
mercoledì 8
«Come ognun sa la storia è quella
dell’amore folle del Fantasma, salvato dalle acque da una tribù di topi e
cresciuto nei sotterranei del teatro lirico di Parigi, per la giovane cantante
Christine: amore deluso e tradito, che produce nel Fantasma un furore
vendicativo e omicida. Ma l’Argento postmoderno si limita a usare la trama
come riferimento, citandola, sottintendendola quasi, per concentrarsi sulla
proliferazione visiva che l’occasione gli offre» (Nepoti). «Il film è una
storia d’amore nera, con Christine divisa tra il richiamo e il cupo del
Fantasma e il rapporto rassicurante con il giovane barone. Sono contento di aver
recuperato un altro elemento, l’ironia, è grottesco l’ambiente dell’opera
o la vicenda della soprano Nadia Rinaldi. C’era ironia nei miei primi film,
fino al ’74/’75, e poi l’ho persa, le storie sono diventate più furiose,
incanaglite. In quegli anni guardandosi intorno
c’era ben poco da ridere, ma mi dispiaceva, perché a me piace molto ridere»
(Argento).
ore 19.00
«Stefano Dionisi, tormentato dalla
morte della madre proprio come l’alter ego romanzesco del geniale giallista
Ellroy, s’allea con l’insonne e smemorato commissario in pensione Max Von
Sydow per scavare nei labirinti del male, ricomporre le tessere del mistero e
inchiodare l’assassino tornato furiosamente all’opera. Le stravaganti
incongruenze drammaturgiche diventano così peculiarità espressiva, astrazione
iconografica o, meglio, vere e proprie amnesie che s’incastonano in
un’abissale sinfonia del crimine in cui contano infinitamente di più le
carrellate acrobatiche, la decapitazione di un cigno, il rantolo di un asmatico,
l’incubo antico dell’annegamento...» (Caprara). «In Non
ho sonno viene rappresentato questo
contrasto tra il giovane, calcolato e razionale, e il vecchio, pensieroso e
pieno di fantasia; l’anziano commissario, diversamente dal più giovane
collega, esamina attentamente anche le contraddizioni del linguaggio, i molti
segnali lasciati inavvertitamente dall’assassino. Non ho sonno è così la storia di una doppia indagine che viaggia in parallelo»
(Argento).
ore 21.00
«Il
cartaio è il film più riuscito di
Argento da anni. Anche se gli sviluppi sono spesso illogici e i caratteri
piuttosto convenzionali, tiene bene l’idea del maniaco misterioso che sfida la
polizia a partite di videopoker aventi per posta la vita o la morte della
sequestrata di turno. Vincente e convincente è l’atmosfera del film, scandito
su ritmi tanto tradizionali quanto infallibili» (Kezich). «L’idea è nata
durante un soggiorno a Londra, prima che girassi Nonhosonno.
Stavo pensando ad alcune storie da girare per la televisione. Tra i soggetti che
mi erano venuti in mente c’era quello di un assassino che si divertiva a
sfidare la polizia. All’inizio era un breve racconto, poi è man mano
cresciuto. L’ho arricchito di altre idee e altre situazioni e così ho pensato
di sfruttarlo per il cinema. Il cartaio
volevo intenderlo come una prosecuzione dello stile di Nonhosonno.
Poi, scrivendolo, ho capito che non poteva discendere dal precedente. Era troppo
diverso, più contemporaneo, molto nervoso, eccitato. Non si apparenta per
niente ai miei film precedenti» (Argento).
giovedì
9
ore
19.00
ore
21.00
«La scena si apre
sul cimitero di Viterbo, su uno scavo, sul ritrovamento di una antica tomba e di
un’urna. Un prete, una studiosa, una giovane ricercatrice (Sarah-Asia
Argento), pagheranno ovviamente per la loro curiosità. A fare le spese del
dissotterramento però non sono solo singoli, ma un’intera città, Roma,
improvvisamente invasa da un nugolo di streghe pronte a far capitolare la caput
mundi per la seconda volta. Questa la scarna, ma rigorosa trama de La
terza madre. Gli elementi che gli appassionati del genere
horror amano, ci sono tutti o quasi, enfatizzati dalla musica (anche questa
scontata, nel miglior senso del termine. Firmata Simonetti). Elementi a cui
Argento aggiunge – coadiuvato pesantemente da due giovani sceneggiatori
americani del genere zombie – una quantità insolita e appetitosa di morti
splatter (alcune magistralmente realizzate negli effetti dal solito Stivaletti),
un coté stregonesco a tinte darkpunk (la cosa meno riuscita del film, peccato),
la scelta di una Roma più gotica che barocca, truculenta quanto tristemente
verosimile nella sua violenza che le streghe diffondono come peste» (Roberta Ronconi).
Per
gentile concessione di Medusa Film - Ingresso gratuito
venerdì
10
ore
18.45
Rosso Italiano 3 al Cinema Trevi Vicolo del Puttanello 25 Roma



Cinema Trevi - Vicolo del Puttanello, 25 - Roma
TENEBRIA FILM FESTIVAL 2006
Festival del cinema noir indipendente italiano si terrà anche quest'anno a Roma il 31 ottobre notte di Halloween Questi i film selezionati per la seconda edizione e gli orari di proiezione
h.17,00 -
IN
LUCE – STORIA DI TEATRO (111')
regia
Sergio
Chiorino
- h.18,20 - FRAGOLE A MEZZANOTTE (73')
regia Domenico
Natella
h.19,40 - FRAMMENTI
DI SCIENZE INESATTE ('104')
regia Stefano
Bessoni
h.21,05 - FOBIA (12') regia Ciro Eugenio Caliandro - h.21,20 - UN ALTRO RACCONTO (15') regia Chiara Pavoni -h.21,35 - ZEROSIGMA 1.0 K > D > S (10') regia Alex G. Raccuglia
La giuria sarà popolare, ad ogni spettatore all'ingresso sarà consegnata una scheda con la quale votare il cortometraggio e il lungometraggio preferito. Al termine della serata dopo lo spoglio delle schede di votazione saranno proclamati i vincitori del festival.
http://xoomer.alice.it/tenebriax/
Bava
negli occhi -
Dal
21 ottobre al 1 novembre Sentieri Selvaggi e il Detour rendono omaggio a Mario
Bava con una rassegna completa di tutti i suoi film. Sarà l’occasione per
confrontarsi – con visioni e dibattiti - con il mondo poetico di un grande
sognatore di immagini e di mondi nascosti, un umile artigiano che ha
rivoluzionato in silenzio il cinema italiano.
Dal
21 ottobre al 1 novembre Sentieri Selvaggi in collaborazione con il cineclub
Detour rende omaggio a Mario Bava con una rassegna completa (la prima in Italia)
di tutte le sue opere. Sarà l’occasione per confrontarsi con il mondo poetico
di un grande sognatore di immagini e di mondi nascosti, un umile artigiano (come
soleva definirsi lui stesso) che ha rivoluzionato in silenzio il cinema
italiano, dominato quasi per intero da sceneggiatori. Bava iniziò infatti come
direttore della fotografia, mantenendo poi anche da regista uno spiccatissimo
gusto per la costruzione visiva dell’immagine, dell’inquadratura. Cinema di
genere il suo, ma al contempo anche cinema fortemente autoriale, all’insegna
di un connubio realizzato molto di rado in Italia.
La
rassegna dedicata al maestro ripercorrerà allora tutte le fasi del suo cinema
(passando anche attraverso alcuni suoi esperimenti televisivi), di cui si parlerà
con diversi ospiti che interverranno a presentare alcuni film. Un omaggio dovuto
allora questo, anche perché “se il cinema è un’invenzione del futuro, gli
occhi di Bava continuano a guardare”.
INFO:
Venerdì
21 ottobre C’era una volta
l’horror (In Italia)
20:30
Incontro con Paolo Fazzini, esperto di cinema horror
a
seguire Le ombre della paura- Il cinema italiano del terrore 1960/1980 di
Paolo Fazzini e Marco Cruciani (Ita, 2002, 85’) Un’indagine sul nostro
cinema horror e ancor di più un viaggio nel passato in cui ci accompagneranno
numerosi artisti intervistati per l’occasione come Daria Nicolodi, Lamberto
Bava, Dario Argento e tanti altri.
23:00 La frustra e il corpo (Ita/Fra, 1963, 89’) Un barone psicopatico torna nel castello in cui vive il fratello per riavvicinarsi alla cognata e riprendere con lei una relazione perversa e morbosa. Un grande Christopher Lee in un gotico affascinante e “malato”
Sabato
22 ottobre Gli albori del thriller
21:00
Sei donne per l’assassino (Ita, 1964, 84’) Un assassino mascherato
comincia ad uccidere una serie di modelle che lavorano in un atelier di Roma. La
polizia si mette sulle sue tracce, ma non si tratta di un’impresa facile…Un
delirio di luci e colori per un’opera che passa dal gotico al pop come niente
fosse. Una vera pietra miliare del genere.
22:30
La ragazza che sapeva troppo (Ita,
1963, 88’) Una ragazza americana in visita a Roma viene coinvolta in una
serie di delitti. E la prossima vittima sembrerebbe essere proprio lei…Sullo
sfondo di una Piazza di Spagna solare e al tempo stesso minacciosa, si consuma
uno dei primi capolavori del maestro.
Domenica
23 ottobre Barbara Steele, il corpo
dell’orrore
21:00
Proiezione di un’intervista a Barbara Steele + incontro la Ripley’s Home
Video
21:30
La maschera del demonio (Ita, 1960, 81’) La strega Asa, torturata e
uccisa due secoli prima, viene fatta tornare alla luce da due ignari
viaggiatori. Per loro comincerà un vero e proprio incubo…Il primo capolavoro
di Mario Bava che inaugurò, dopo I vampiri di Freda, l’horror in
Italia.
23:00
Mario Bava, maestro del macabro (Usa, 2000, 60’) di Garry. S. Grant
Un documentario sul cinema di Mario Bava al quale hanno partecipato
numerosi grandi registi che lo hanno sempre amato come Tim Burton, John
Carpenter, Joe Dante e tanti altri.
Lunedì
24 ottobre I tre volti di Bava
20:30
I tre volti della paura (Ita/Fra,
1963, 97’) Opera divisa in tre episodi (I Wurdalak, Il telefono,
La goccia d’acqua) in cui Mario Bava riprende un’intera tradizione
letteraria dell’horror con risultati eclatanti per potenza visiva e modernità
teorica.
22:00
Le spie vengono dal semifreddo (Ita/Usa, 1966, 83’) Franco e
Ciccio, due portieri pasticcioni, vengono scelti per una missione delicatissima:
dovranno sconfiggere il temibile Dott. Goldfoot intenzionato a far fuori tutti i
generali americani e russi. Un Bava tutto da scoprire quello del film, capace di
intendersi a meraviglia con Franchi e Ingrassia e di concepire il cinema come
oggetto astratto, fuori da ogni coordinata.
23:30
Terrore nello spazio (Ita/Spa, 1965, 82’) Disavventure di un gruppo di
astronauti che, capitati sul pianeta Aura, vengono attaccati da esseri privi di
corpo. Una geniale incursione di Bava nella fantascienza (l’unica della sua
carriera peraltro) con un’opera in cui molti hanno visto le prove generali per
Alien.
Martedì
25 ottobre Operazione cinema
21:00
Operazione paura (Ita, 1966, 82’) Intorno alla fine dell’Ottocento, una
bambina morta diverso tempo prima tormenta gli abitanti di un villaggio,
costringendoli al suicidio. Uno dei film più acclamati di Bava che scopre
l’illusione del set, trasformando il suo cinema in un continuo e vibrante
gioco di specchi.
22:30
La strada per Fort Alamo (Ita, 1964, 80’) Bud, dopo essersi mascherato da
soldato ed aver rapinato una banca, incontra alcuni soldati che si stanno
dirigendo verso Fort Alamo. Sarà costretto a seguirli…Il primo western di
Bava che si pone a metà strada tra il classicismo del genere e il suo
superamento.
Mercoledì
26 ottobre
Detour e mutazioni
a
seguire : Gli Invasori (Ita/Fra, 1961, 95’) Il figlio del re del
Vichinghi, intenzionato a vendicare la morte del padre, guida il suo popolo alla
riscossa contro i Britanni. Ma ignora l’esistenza di suo fratello, adottato
proprio dalla regina di Britannia…Tra la composizione figurativa del peplum e
la ripresa del precedente film di Fleisher (I Vichinghi), un Bava
divertito e scattante.
23:00
Ercole al centro della terra (Italia, 1961, 88’) Ercole, innamorato
della sua Deianira, scende nel mondo degli inferi, cercando di strappare la
donna alla maledizione di un malvagio tiranno. Uno dei peplum più intensi e
originali del nostro cinema, pieno di atmosfere inquietanti e di scivolamenti
verso l’horror più puro.
Giovedì
27 ottobre Bava e il fumetto
21:00
Diabolik (Ita/Fra, 1968, 100’) Ginko, capo della polizia, cerca in
tutti i modi di catturare l’astuto e velocissimo Diabolik, ma non c’è
niente da fare…Una delle opere più importanti di Bava, un vero e proprio
caledoscopio di salti e rincorse filmate con uno sguardo davvero ispirato.
23:00
I coltelli del vendicatore (Ita, 1966, 83’) Il vichingo Ririk, tormentato
dalla colpa per aver violentato una donna, decide di proteggerla dagli attacchi
ripetuti del malvagio Hagen…Dopo la fortunata esperienza de Gli invasori,
Mario Bava si ri/avventura in un cinema muscolare e immediato pieno di risonanze
di afflati epici.
Venerdì
28 ottobre La trasgressione di Bava
21:00
5 bambole per la luna d’agosto (Ita, 1970, 81’) Un inventore che ha
appena testato una nuova formula, accetta l’invito di un ricco signore e si
reca, poco prudentemente, nella sua villa…All’apparenza una variazione su un
classico della Christie (Dieci piccoli indiani), più in profondità una
riflessione accecante sul corpo e sulle sue trasformazioni.
22:30
Quante volte…quella notte (Ita/Rft, 1972, 88’) Uno scienziato
spiega i molteplici punti di vista con cui è possibile raccontare una storia.
Che è quella di una giovane che, dopo essere andata a ballare con un suo
coetaneo, rischia di essere violentata dallo stesso. Ma potrebbe anche essere
vero il contrario… Il tono è pirandelliano, lo stile quello frenetico in voga
negli anni Settanta, lo sguardo quello di un Bava memorabile. E non a caso
proibito dalla censura…
00:00
L’Odissea-Episodio di Polifemo (Ita, 1968, 100’) Forse l’episodio più
famoso della Odissea televisiva di Franco Rossi, diretto da un Mario Bava
che sconvolge gli spazi limitati del piccolo schermo con una prepotenza
autoriale che lascia il segno.
Sabato
29 ottobre Dardano Sacchetti, uno
scrittore per Bava
20:30
Incontro con Dardano Sacchetti
a
seguire Reazione a catena (Ita,
1971, 88’) Un’anziana contessa viene barbaramente uccisa nella sua villa
situata in una baia. La sua eredità fa gola agli eredi tanto da dare inizio ad
un vera carneficina… Sceneggiata da un allora giovanissimo Dardano Sacchetti,
un’opera tra le più folgoranti di Bava, un apologo magistrale e crudele sulla
violenza e sull’uomo.
23:00
Shock (Ita, 1977, 93’) Il piccolo Marco, dopo la morte misteriosa del
padre, comincia ad assumere strani atteggiamenti. La madre sospetta
qualcosa…Scritto dal prolifico Sacchetti, una degli ultimi memorabili Bava,
quasi una sorta di film testamento.
Domenica
30 ottobre Il rosso segno della sperimentazione
20:30
Il demoniaco nell’arte (Ita, 1949, 35’) Uno dei più belli cortometraggi
di Mario Bava, qui intento ad investigare il risvolto malefico presente nella
storia dell’arte.
21:00
Il rosso segno della follia (Ita/Spa, 1970, 100’) Ossessionato da un
trauma che si porta dietro sin dall’infanzia, John Harrington comincia ad
uccidere donne vestite con l’abito da sposa, tra le quali anche la moglie. La
quale però torna subito dopo come fantasma… Una delle opere meno conosciute
in Italia di Bava e al tempo stesso una di quelle più amate all’estero.
22:30
L’anfiteatro Flavio (Ita,1947, 30’) La storia dell’Anfiteatro Flavio
documentata e filmata da un Mario Bava “televisivo”.
23:00
Roy Colt and Winchester Jack (Ita, 1970, 86’) Tra rapine in banca,
strane alleanze con un malavitoso russo e l’amore per un’indiana, Roy Colt e
il suo amico/nemico Winchester Jack si mettono sulle tracce di un tesoro
indiano. Secondo ed ultimo western di Bava, qui alle prese con un omaggio
appassionato e sincero ad un western picaresco e movimentato.
Lunedì
31 ottobre Il Bava maledetto
21:00
Cani arrabbiati (Ita, 1974,
22:30
Frammenti di La casa dell’esorcismo Spezzoni
della versione rimontata di Lisa e il diavolo dal produttore Alfred
Leone.
23:00
Lisa e il diavolo (Ita/Spa/Rft, 1973,
Martedì
1 novembre L’orrore della paura
20:30
Gli orrori del castello di Norimberga (Ita/ Rft, 1972, 89’) Un barone
sadico e torturatore viene riportato in vita e incomincia a riempire il suo
cammino di nuovi morti. Girata in Austria da un Bava che accentua ancora più
delle altre volte il suo virtuosismo tecnico, un’opera che si alimenta di
accensioni visive da brivido.
23:30
La Venere d’Ille (Ita, 1978, 60’) Nei primi decenni
dell’Ottocento, il giovane Alfonso viene ostacolato nel suo matrimonio da una
statua di Venere che lo vuole tutto per sé…Girata per la televisione con la
collaborazione del figlio Lamberto, l’ultima grande opera di Mario Bava,
un’esplosione romantica e orrorifica di tutti i temi a lui cari.