Roger A Fratter
di
Luca “Luke” Cirillo per gentile concessione di “Palcoscenico” (www.palcoscenico.to).
(Le
foto sono state inserite dalla redazione di Witchstory)
1) Ciao Roger, in pochi anni ti
sei rivelato come "nuovo" regista di horror, forse l'unico capace di
rinverdire i fasti
dei
grandi maestri come Lucio Fulci e Joe D'Amato.
C'è secondo te la possibilità di
imporsi nuovamente all'attenzione di un vasto pubblico con un genere troppo
spesso bistrattato?
Così come in passato penso proprio
di no (almeno in Italia). Fulci e D'Amato hanno poi realizzato capolavori negli
anni d'oro del cinema italiano. Oggi è molto più difficile perchè da una
parte il pubblico è bombardato da immagini di ogni tipo e quindi meno
"vergine" a certi tipi di emozione e dall'altra perchè l'horror è
sottovalutato da coloro che gestiscono i canali distributivi.
Una volta poi i piccoli produttori
indipendenti riuscivano ad arrivare al pubblico grazie agli indipendenti
regionali che distribuivano i loro film nelle sale garantendone un certo
profitto.
2) Domanda obbligatoria: quando è scoppiato l'amore per il genere horror e quali film ti hanno maggiormente influenzato?
Sono nato e cresciuto nei dintorni di
Bergamo. Nella mia città le ville settecentesche, i castelli, la campagna e i
casolari abbandonati si sprecano. Puoi immaginare in quali atmosfere
affascinanti a base di racconti e
leggende di "fantasmi" sono cresciuto. Nel 1975 quando trasmisero per
la prima volta lo sceneggiato Rai "Ritratto di donna velata" di
Flaminio Bollini con Nino Castelnuovo e Daria Nicolodi rimasi letteralmente
affascinato. Avevo solo 7 anni. Si può dire che la mia vera passione verso
l'horror nacque proprio in quel preciso periodo della mia vita.
Con "La morte ha sorriso
all'assassino" di Aristide Massaccesi (Joe D’Amato ndr.) che scoprìì
nel 1990 su una emittente privata venne invece l'input finale che mi spinse a
produrre un amatoriale "Il freddo canto delle tenebre" del 1992 girato
in una villa antica sui colli di Bergamo che fece molto discutere da queste
parti per due presunte immagini di "spiriti" che la mia telecamera
avrebbe colto in un’inquadratura.
3) Meglio l'horror italiano o
straniero?
Dipende dal
genere,
voglio dire che l'horror può essere classificato in diversi
sottogeneri:l'horror gotico, l'horror splatter, l'horror fantastico ecc...
Io
amo soprattutto l'horror gotico e ritengo che i film italiani abbiamo una marcia
in più rispetto ai modelli anglosassoni...meno soldi forse ma molto più
coraggio e inventiva.
4) Le tue prime esperienze nei
corti e mediometraggi non erano solo horror.
E' vero che realizzasti un
film-omaggio al grande regista western Demofilo Fidani?
Si. Demofilo Fidani faceva film seri
con un velo di ironia ed infatti i sui prodotti si collocano perfettamente nella
storia del western all'italiana che io chiamo della seconda generazione.
La prima era quella che va dal 1964
al 1969 circa inaugurata con "Per un pugno di dollari" di S.Leone e
che ha prodotto i migliori western spaghetti, per l'appunto quelli di Leone,
Tessari, Sollima...
La seconda è quella di Fidani e dei
vari "Sartana", "Sabata" ecc..., girati quasi sempre nei
dintorni di Roma
La terza è quella dei western
parodistici nati con "Trinità" e la quarta, che comprende solo una
manciata di film, è quella dei "western crepuscolari".
Il mio cortometraggio era dedicato
ovviamente al genere di Fidani ed infatti lo intitolai "Vieni fuori
carogna...è arrivato Sartana!".
5) Parlaci della tua esperienza nel
campo dei videoclip...
Ho
realizzato moltissimi videoclip. Essendo soprattutto montatore quello era pane
per i miei denti. Poi
mi sono stancato e ho smesso anche se mi hanno dato parecchie soddisfazioni.
6)
Nel'94 hai realizzato "Crystal" ispirandoti agli spy-movies anni '60.
Attualmente c'è un grosso
recupero della "cultura" sixties...quale è il tuo punto di vista
circa questo "filone"?
Stranamente amo i film di James Bond
originali. Penso comunque che gli anni Sessanta siano stati un periodo
meraviglioso per ogni forma d'arte, non solo per il cinema.
7) Arriviamo ora al tuo primo
lungometraggio, "Sete da vampira",un horror con forte carica erotica,
che personalmente mi ha ricordato le atmosfere del maestro Jess Franco....
Trovo la figura della vampira
estremamente affascinante. Con questo lungometraggio ho voluto rendere omaggio
al cinema horror degli anni Settanta e allo stesso tempo esprimere il concetto
di sofferenza dovuto ad uno stato d'essere totalmente ambiguo.
La
mia vampira è crudele, non esita ad uccidere (anche le persone che ama) pur di
soddisfare la sete di sangue e placare la suo sofferenza (sia psichica ma
soprattutto fisica). Nonostante ciò vorrebbe essere diversa poichè lo stato in
cui si trova non la rende felice. A volte trovo sbagliato classificare
"Sete da vampira" come un horror ed in effetti il pubblico si aspetta
qualcosa di diverso.
8) Con quale criterio scegliesti il cast?
Elisabetta Principe mi venne proposta
per girare un videoclip. Quando me la vidi in studio rimasi folgorato tanto era
affascinante.
La sceneggiatura era in un cassetto
da tempo, già da "Crystal Operazione Virus" avevo intenzione di
girare un lungometraggio
sulle
vampire ma continuavo a rimandare. Appena vidi Elisabetta le proposi il ruolo,
era molto interessata al film ed aveva una notevole conoscenza sulla letteratura
"vampiresca". Devo dire che Elisabetta fu perfettamente all'altezza
della situazione nonostante non fosse un'attrice ma una ballerina.
Carlo
Girelli è un amico che lavorava con me già da 10 anni ed interpretò il
protagonista maschile. Solitamente comunque scelgo gli attori in base ad un
provino.
9) In che modo nacque la
collaborazione con Nocturno Cinema per la realizzazione del commemorativo "Totally
Uncut", film-intervista a Joe D'Amato?
Eravamo al Mifed 1998 e mi
presentarono Aristide Massaccesi. Io ero un suo ammiratore. La fiera stava
finendo e Aristide sarebbe dovuto presto rientrare a Roma. Io, Davide Pulici e
Manlio Gomarasca di Nocturno Cinema decidemmo di proporgli
una lunga intervista filmata prima di prendere l'aereo che lo avrebbe
portato poi a Roma. Così è nato "Joe D'Amato Totally Uncut", l'unica
testimonianza diretta di Joe d'Amato prima di morire prematuramente.
10) Cosa pensi del fatto che la
stampa si sia occupata poco (e male!) della scomparsa del grande regista romano?
Sono
ormai abituato, è stato così per Luigi Pistilli, Lucio Fulci, Bruno Nicolai...tutta
gente che ha fatto grande il cinema italiano.
11) Sbaglio o il previsto
"secondo capitolo" di "Totally Uncut" è rimasto inedito?
E'
stato realizzato ma è rimasto inedito. La prima parte analizzava il cinema
erotico di Joe D'Amato, la seconda l'horror.
12) Dopo queste esperienze arriva
il corto "Snuff", anche in questo caso un film molto violento. Hai mai
avuto problemi con gli attori nel girare le scene più forti?
Gli attori che scelgo sanno sempre
nei dettagli le scene che andranno a fare e quindi per questa mia estrema
chiarezza non ho mai avuto problemi.
13) "Anabolyzer" uscito
recentemente in vhs è un film estremo,nel quale la violenza è vista quasi come
una liberazione. Eppure ho letto che il film non ti ha soddisfatto pienamente...
Non so dove hai letto queste
dichiarazioni ma non è assolutamente vero. Trovo il film perfettamente riuscito
pur trattandosi di una piccola produzione indipendente.
14) Come mai l'idea di ambientare
il film in una palestra?
Volevo rappresentare un mondo
"freddo e cinico" in un futuro immediato. A partire dalla colonna
sonora piuttosto "metallica" del maestro Massimo Numa, dai personaggi
che agiscono nella storia (tutti o quasi negativi) e dall'ambientazione fredda
quale può essere una palestra di body-building (ricca di atrezzi metallici).
15) Anche in "Anabolyzer"
l'aspetto erotico è importantissimo.
In fondo "Anabolyzer" è un
film fumettistico. I personaggi sono "maschere" prive di spessore
psicologico in un mondo dove il sentimento non conta più nulla. Anche le scene
di sesso sono abbastanza forti ma prive d'amore ad eccezione di una in cui
vediamo la protagonista fare l'amore con il suo amante segreto. Per il resto
l'amore è la "nudità" sono abbinate a situazioni di violenza e
perversione. In un contesto particolare come questo non è stato difficile
abbinare i due generi ma necessario.
16) Parlami del rapporto con le
tue "muse" Irene Giordano e Samantha Jameson...
Irene Giordano lavora con me da
parecchio tempo (fin dai tempi dei videoclip) e quindi sapevo bene quanto poteva
rendere visivamente nel film. E' una ragazza molto precisa e professionale sul
set, non mi ha mai deluso ed in effetti è quella che ha interpretato la maggior
parte dei miei film.
Samantha Jameson la
"provai" in un piccolo ruolo in "Sete da vampira" e capii
che aveva delle forti potenzialità. E difatti le sue doti recitative sono
andate in continuo crescendo dove credo che in "Il male nella carne"
(ancora in lavorazione) stia dando il meglio.
Sono
comunque entrambe mie amiche.
17) Il tuo film più recente
"Riti e segreti dell'oltretomba", esplora il mondo delle sette
sataniche.....
Si, un film volutamente sopra le
righe che vuole sdrammatizzare e contemporanemamente rendere omaggio (ancora una
volta) a certi tipi di b-movie anni Settanta un pochino bizzarri e assurdi nella
messinscena.
18) Sappiamo che in cantiere hai
già un nuovo film intitolato "Il male nella carne";
Puoi anticiparci qualcosa in
merito?
Un horror strano che non gioca molto
sull'effettistica come fanno invece "Anabolyzer" e "Abraxas- riti
segreti dall'oltretomba".
Posso solo dirvi che questa volta il
male è visto come un "morbo contagioso", ancora una volta in un
futuro (o passato?) imprecisati.
19) Concludiamo con un messaggio
"telematico" ai patiti di horror, bmovies ecc.
Non per fare il professore della
situazione ma mi sento di lanciare un messaggio soprattutto al pubblico più
giovane: "quando guardate un film e vi ha emozionato chiedetevi alla fine
perchè vi è piaciuto; ci sono film (la maggior parte di quelli trasmessi in tv
oggi) che muoiono con i titoli di coda, altri che ci accompagnano per tutta la
vita...ecco...questi ultimi hanno un'anima."