Stefano
Molinari
di
Luca “Luke” Cirillo per gentile concessione di “Palcoscenico” (www.palcoscenico.to).
(Le
foto sono state aggiunte dalla redazione di Witchstory)
1) Ciao Stefano, il tuo curriculum è
davvero vastissimo e sarà un piacere scorrere insieme a te le pagine di una
carriera così entusiasmante! Iniziamo però dal presente e poi faremo un passo
indietro: sei tra gli interpreti di “Sospetti 2” in questi giorni su Rai 1.
Che cosa puoi raccontarci circa questa recente esperienza?
Di
quest’esperienza ricordo soprattutto il clima veramente da “spogliatoio”
che si è creato tra tutti noi del set. Mi spiego: sembrava di essere una
squadra di calcio, in senso buono ovviamente. Nessuna distinzione tra chi stava
davanti o dietro la macchina da presa, tutti convinti che solo con un forte
spirito di gruppo si potesse affrontare una sfida come quella di girare SEI FILM
(ogni puntata ha la durata di un’ora e mezza ) in cinque mesi. I risultati
parlano a favore del nostro “schema di gioco”, tanto per restare nella
metafora calcistica. Che questa non sia la solita retorica buonista da set è
testimoniato dal fatto (raro, credetemi) che siano nate e crescano tuttora delle
belle amicizie tra tecnici ed attori. Insomma mi vedo spesso e con gran piacere
con molti dei “sospettosi”, eredità che altri set non avevano
lasciato.
2)
Torniamo alle origini…il tuo esordio cinematografico è avvenuto grazie a
Lamberto Bava e “Demoni 2”. Che cosa ricordi del tuo primo ruolo e qual è
il tuo giudizio circa quel film e il genere horror?
Lacrime e sangue. Lacrime per le
lenti a contatto mischiate alle polveri più diverse e nefande, sangue ovunque.
Finto ovviamente. E dal sangue finto deriva il mio amore viscerale, in senso
letterale, per il genere horror e tutte le sue sottospecie. Cosa c’è di più
liberatorio che spaventarsi a morte, di rabbrividire fin nella più piccola
cellula del tuo corpo e poi dopo dirsi: “ vabbè tanto è tutto finto!”.
Oddio certe volte mi c’è voluto del tempo per dirmelo, come la prima volta
che ho visto NIGHTMARE o, più di
recente, IL SESTO SENSO. Quest’ultimo magari non è proprio horror in senso
stretto ma devi pensare che mi è capitato di vederlo DA SOLO, nella sala
privata della casa di distribuzione, schermo enorme, amplificazione “chetelodicoaffà”,
insomma non ho fatto altro che rabbrividire; il che per quel film non è buon
segno. Alla fine ero veramente convinto di essere circondato da trapassati un pò
incazzati. Cose che capitano!
3)
Anche il secondo film è un horror made in Italy, ovvero “Evil Clucth”; In
entrambi i film recitavi con Coralina Cataldi Tassoni, che è una mia amica e
un’amica di “Palcoscenico”…cosa puoi dirci di lei e di questo film
considerato un “cult” dai patiti di “spaghetti-horror”?
Che carina e che resistenza!! Ti
ho detto che a me tra lenti, polveri e fumi gli occhi lacrimavano e,
ammettiamolo, talvolta cedevo al lamento. Lei, Coralina, niente: una roccia. E
meno male che sono io ad aver fatto il militare!!! A proposito di militare ma lo
sai che l’ultimo giorno sul set di Demoni 2 è coinciso con il mio primo
giorno nelle fila dell’esercito?! Che storia, alle due di notte finisco di
girare, pulizia sommaria, corsa a casa, saluto alla fidanzata (ce ne sono state
altre dopo), prendo la macchina e all’alba sono a Chieti, battaglione CAR.
Brutta alba. Bruttissima la mia faccia; alla visita medica avevo ancora pezzi di
pelli demoniaca che mi si staccavano di dosso!
Di “Evil clutch” ricordo le notti ed il freddo oltre quello che ti ho
detto. Il film, pensa, non sono mai riuscito a vederlo. Mannaggia, ce ne hai una
copia?
4) Ancora Bava jr. e ancora un
horror, un remake del capolavoro di Mario Bava ovvero “La maschera del
demonio”. Come mai il film non ebbe distribuzione adeguata?
Misteri del cinema made in italy,
soprattutto di genere, troppo spesso apprezzato all’estero e negletto in
Italia. E’ utile ricordare qual’è stata la formazione di un Tarantino,
per citarne uno. Tanto, tanto cinema italiano da noi definito di serie B
o C, per essere buoni
5)
In quel film recitavano tante future “star” allora agli esordi…da Debora
Caprioglio al regista Michele Soavi…hai qualche aneddoto da raccontarci in
esclusiva?
Con Michele è nata una simpatica
amicizia che si è materializzata in ambito sportivo. Mi spiego. Abbiamo
cominciato giocando, con qualche rischio, a baseball nel cortile degli studios
di Via Tiburtina nelle pause tra un’inquadratura e l’altra. Poi abbiamo
proseguito con furiose partite a tennis che potevano durare anche tre ore. Dopo
la fine delle riprese, naturalmente. Come regista non mi si è mai filato ma
finché c’è vita… Con Debora non ho avuto granché rapporti, forse bloccato
dalla sua opulenza femminile. Vabbè sono un ragazzetto timido.
6)
Un’altra importante collaborazione è quella con il regista Maurizio Ponzi;
cosa ricordi dei lavori fatti insieme?
Maurizio; che bravo, che
simpatico, che tenerezza mi ispira. Ecco, quest’ultimo sentimento non saprei
spiegarlo, potrebbe esserci qualcosa di psicanalitico, boh? Forse però è
dovuto al fatto che riesce a parlarti di cose belle e un pò fuori moda come per
esempio i tram. Lo sapete che è uno dei massimi esperti di tram in Italia.
Viene addirittura chiamato come consulente dalle aziende che gestiscono questo
servizio, laddove esiste. Mi ricordo che una volta che mi trovavo a Trieste
per lavoro (con Fragasso) lo chiamai per salutarlo e lui mi parlò per un
quarto d’ora dei tram di quella città. Una linea credo sia la più antica
d’Italia ma lui sarebbe sicuramente più preciso. Se ci fate caso in ogni suo
lavoro c’è sempre un tram od un treno, altro suo grande amore; è la sua
firma!
7)
Difficilmente un attore riesce a mantenere negli anni, sodalizi così duraturi:
quale è il segreto per cui resti un attore “feticcio” per molti registi?
Forse ho un’aspetto non comune.
Una faccia come la mia non si trova spessissimo in giro, grazie al cielo! A
parte gli scherzi, credo che se si sopravvive ai primi quindici minuti della mia
conoscenza alla fine risulto anche simpatico. E poi ho un pregio, l’unico che
mi piace riconoscermi da solo: sono un entusiasta. Questo credo possa essere un
elemento importante in un rapporto che dura nel tempo.
8) Immagino che ci sia più di un
attore che ti ha dato l’input per iniziare questa meravigliosa
professione…quali sono stati i tuoi ispiratori e quali, tra quelli con cui hai
lavorato, ti ha “lasciato” qualcosa in più?
Ho
avuto l’onore di iniziare la mia carriera nella compagnia del “MAESTRO”:
Vittorio Gassman. 1983-84 tournee del “Macbeth”. Oso pensare che da quel
grandissimo “incontro ravvicinato” ho imparato l’enorme importanza del
coraggio, del rischio e dell’energia per un attore che voglia fare bene il suo
mestiere. E per migliorare tenere
aperti la mente ed il cuore per crescere ogni giorno; come uomo e, di
conseguenza, anche come attore.
9)
Un film bellissimo al quale hai partecipato è “L’odore della notte” del
grande (e incompreso) Caligari. Ricordaci il tuo ruolo, e parlaci del rapporto
con questo regista…
In
quel film, lo devo ammettere, avevo un ruolo piccolissimo. Ho accettato perché
a suo tempo ero rimasto molto colpito da “amore tossico” e volevo conoscere
il grande (e
incompreso) Caligari, regista
straordinario frenato,
forse, dalla sua timidezza. E’ un mondo difficile: non basta essere bravi, è
quasi più importante vendersi bene.
10) “Operazione Odissea” era
un action movie di ottima fattura, realizzato da Claudio Fragasso, specialista
del genere e col quale avevi girato già “Teste Rasate”. Come ti sei trovato
a girare un film così “corale”, e quale genere cinematografico prediligi?
Che tipo Claudio (Fragasso). Al provino per “teste rasate” ci siamo presi
letteralmente a botte. Lui voleva vedere come reagivo e mentre gli parlavo delle
cose che avevo fatto mi ha sbattuto
contro il muro urlando: “ non me ne frega un cazzo di quello che dici!”. Io
ho fatto, “ah, si? “ e alla prima occasione utile (una battuta che lo
consentiva) gli ho mollato uno schiaffo violentissimo. Il ruolo del luogotenente
skinhead è stato subito mio. Mi piace girare con lui. E poi fa dei film in cui
l’attore si libera, come dire, del “lato oscuro della forza”. Fare film in
cui è incluso l’ingrediente violenza, bisogna ammetterlo, ha una funzione
terapeutica. Fa da valvola all’aggressività e nella vita reale ci si comporta
poi meglio. Amo, sia come spettatore che come interprete, film che provochino
forti flussi di emozioni. Il
genere poi importa poco. Sci-fi, horror, noir, guerra, commedie, chi se ne
importa: basta che mi emozioni!
11) Capitolo “fiction”…hai lavorato nei più importanti serial italiani
da “Un posto al sole” a “La squadra”, fino ai film-tv “L’impero”,
“Una donna per amico” e il già citato “Sospetti”…cosa pensi della
grossa affermazione di fiction in Italia?
Nella fiction ben fatta ci si
riconosce, si riconosce l’Italia. E’ un bene che ci sia, che cresca, si
evolva ed abbia successo. Speriamo continui, dovrebbe continuare dato il
successo. A volte però ci sono cose che sfuggono alla logica. Mah…
12) Cinema e Televisione…differenze,
pregi e difetti….
E’
tutta una questione di quanto tempo si ha a disposizione. La televisione si fa
più in fretta e si corre il rischio di essere superficiali. A meno che non ci
sia un regista come Gianni Lepre (Sospetti 2). Anche in velocità ha fatto un
gran lavoro con noi attori dimostrando di amare la “specie”. Non è così
comune, l’amore voglio dire. Ricordi Hitchcock: “Gli attori sono
bestiame”?
13)
Chiudiamo il capitolo “piccolo e grande schermo” anticipandoci qualcosa
circa la tua partecipazione in “Rivoglio
i miei figli” con Luca Barbareschi e Sabrina Ferilli…
Sono
l’avv. Corti. Il mio cliente è Luca Barbareschi. Non dobbiamo fare altro che
ottenere l’affidamento dei due figli che Luca (Barbareschi) ha avuto con
Sabrina (Ferilli) sua ex moglie. Non ci fermeremo di fronte a niente ed a
nessuno ma…
14)
Passiamo al teatro…”Macbeth” con la regia di Vittorio Gassman…mica male
come inizio, no?
Beh,
a questa ti ho già risposto. Comunque aggiungo che ricordo “il maestro” con
profondo affetto.
15)
Quali tra le altre esperienze teatrali ricordi con maggiore soddisfazione?
Sicuramente
“Talk Radio” il testo teatrale di Eric Bogosian da cui fu tratto l’omonimo
film di Oliver Stone interpretato dallo stesso Bogosian. Era la prima volta che
veniva rappresentata in Italia e grazie a Millo Lerici, regista e traduttore, ho
potuto in un colpo solo riunire in scena le mie grandi passioni. Cinema, teatro
e radio. Che figata! W Barry Champlain (il conduttore del talk show)!
16)
Da anni sei affermato anche nel mondo radiofonico grazie al lavoro per la
“gloriosa” Radio Radio..come sei diventato “speaker”?
Per
caso. E’ così che funziona la vita. Ma anche grazie all’amicizia di
Francesco Vergovich, da vent'anni conduttore di prim’ordine nella radiofonia
italiana, ed ora direttore artistico di RadioRadio. A proposito ci teniamo ad
essere definiti conduttori. Lo speaker legge testi scritti da altri. Noi
conduttori di Talk show siamo invece autori del nostro programma.
17)
I tuoi programmi radiofonici hanno sempre affrontato con garbata ironia, i
problemi di tutti i giorni, arrivando a diventare dei veri “cult”, come ad
esempio “Lavori in corso” e l’exploit dell’On. Palmisano…
Volevo
fare un programma che facesse ridere partendo però dalla realtà. Con Mariano
D’Angelo (partner teatrale di Enzo Salvi ed autore, tra gli altri, di Teo
Mammucari) abbiamo inventato parecchi personaggi, il più riuscito dei quali è
stato proprio l’on. Palmisano. Prototipo del politico disposto a tutto per un
voto non ha mai trovato qualcuno che gli negasse i piaceri più assurdi. Era
finto ma gli interlocutori, veri, non lo sapevano ed in diretta siamo riusciti a
sistemare la nonna sanissima e finta di un parente di Palmisano in un noto
ospedale romano. Una specie di “parcheggio ferragostano” accordatoci
dall’ignaro primario che ha avuto anche un certo rilievo sulla stampa.
18)
Bene Stefano, chiudiamo questa lunga chiacchierata con la consueta
domanda…progetti per il futuro?
Oltre
al già citato “rivoglio i miei figli” di cui stiamo terminando le riprese,
due progetti teatrali tratti da opere che hanno generato dei film che ho amato
molto: “Via da Las Vegas” di Mike Figgis e “Quills” di Phil Kaufman.
Beh, la versione teatrale di quest’ultimo è molto più interessante; ed è
proprio al lavoro originale di Doug Wright che Millo Lerici ed io abbiamo fatto
riferimento per la traduzione e l’adattamento del testo. Ci vediamo in teatro!
19)
Dimenticavo…questa intervista la stiamo svolgendo via email…quale è il tuo
rapporto con la comunicazione “telematica”?
Internet è una figata di cui non posso
fare a meno.